Esplorazione di un ramo sx della Forra del Laverda

Esplorazione di un ramo sx della Forra del Laverda

08 gen. 2018 La valle che da sud di Conco passa per Gomarolo e si getta in quella del Torrente Laverda poco prima della Carega del Diavolo, presenta anch'essa nella sua parte finale la morfologia di una piccola forra costituita da bei salti di roccia. Ce lo aspettavamo visto il dislivello che da carta fa in così poco sviluppo in pianta. Finalmente riusciamo a scenderla e ad esplorarla o meglio riesplorarla perchè non siamo i primi spelologi a passare per di qua anche se probabilmente chi è sceso per questi salti lo si può contare con le dita di una mano. Ci caliamo giù poco più a valle dell'8° tornante, attacco corda su guard rail, per fortuna la foresta di rovi è stata ben sfoltita, tuttavia ci accoglie lungo il pendio che porta alla forra vera e propria, una gran moltitudine di rifiuti, c'è una piccola discarica qui sotto dove si fanno notare irriverenti lavatrici. Dopo alcune decine di metri eccoci al primo saltino di roccia. L'ambiente si fa maestoso e bello. Siamo dove gli strati della grande piega dell'Altopiano di Asiago si ribalta verso la pianura verticalizzando i suoi strati fatti di belle bancate di calcari. Oggi siamo io e Maurizio Mottin, terzo giorno del nuovo anno e abbiamo deciso di armarci la forra alla speleo, cioè lasciando lungo la discesa le corde in modo da garantirci il rientro nel caso da qualche parte trovassimo qualche ostacolo che blocchi il nostro percorso. Abbiamo con noi circa 200 metri fra corde e cordini, trapani e catene per lasciare si degli ancoraggi fissi utilizzabili da chi vorrà passare anche dopo di noi ma non permanenti in quanto è la prima volta che entriamo in questo ambiente e non vogliamo lasciare giù armi che magari in futuro possano risultare non adeguati. Dopo alcuni piccoli saltini in appoggio di qualche metro, eccoci di fronte ad uno scalino di roccia notevole. Sarà almeno un 25 metri di salto. Alla sua partenza, piantato in un interstrato, emerge l'unico testimone delle passate esplorazioni: un vecchio chiodo da roccia. L'acqua lungo questo salto ha arrotondato gli strati creando forme simili a bigoli. Di qui si vede anche l'arrivo della forra, il luogo dove si getta nel Torrente Laverda. Un ampio spiazzo sassoso da accesso all'ultimo composito salto. Uno scivolo di qualche metro porta su una pozza d'acqua appollaiata sull'ultima verticale di una quindicina di metri che scende nello slargo ben noto della Forra del Laverda che abbiamo diverse volte sceso, attrezzato ed esplorato nell'ultimo anno. Siamo arrivati alla fine soddisfatti degli scenari visti, così selvaggi e maestosi anche se di grotte neanche l'ombra. Diamo un occhio in corrispondenza del penultimo salto ad alcuni buchetti ma non sembrano avere una prosecuzione facile. Sono gli unici segni di carsismo che troviamo. Gli strati rocciosi ribaltati continuano a sembrare un importante sbarramento per l'acqua che sembra non essere riuscita a sfondare in questa zona creando delle grotte, sembra. Contrariamente a quanto promesso dalle previsioni meteo non appena montiamo i bloccanti per tornare su, inizia a piovere. Va beh sopporteremo, il percorso è breve anche se le rocce dei saltini ora sono diventate scivolose come sapone. Risbuchiamo così sulla strada in mezzo al traffico che scende dall'Altopiano insieme ad un freddo pungente. Belle emozioni ci ha regalato ancora il territorio vicino a casa nell'arco di neanche un pomeriggio! Valentina Tiberi

 

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